In una sala d’armi, a un primo sguardo, è difficile distinguere chi sta tirando. Sotto la maschera e la divisa bianca, bambini e bambine, uomini e donne si allenano fianco a fianco, eseguono gli stessi esercizi, affrontano gli stessi assalti sotto la guida dello stesso maestro. È una delle immagini più caratteristiche di questo sport, e racchiude una verità che vale la pena indagare: nella scherma, ciò che accomuna l’allenamento di maschi e femmine conta molto più di ciò che lo distingue. Le fondamenta sono identiche, e le differenze, dove esistono, si gestiscono sulla singola persona più che sul genere.
Le fondamenta della scherma: un allenamento che non ha sesso
La prima cosa da chiarire è che l’alfabeto della scherma è uguale per tutti. L’impugnatura, la guardia, le azioni di attacco e di difesa, la lettura dell’avversario: nulla di tutto questo cambia in base al sesso dell’allievo. Un maestro insegna a una bambina esattamente ciò che insegna a un bambino, e il lavoro tecnico in lezione individuale segue gli stessi principi per entrambi.
Questo è tanto più vero nell’età dell’infanzia, quando le differenze fisiche tra maschi e femmine sono minime o inesistenti: prima della pubertà, bambini e bambine possono allenarsi insieme senza alcuna distinzione di prestazione, un aspetto che si lega al modo in cui la scherma accoglie ogni età. È uno dei motivi per cui questo sport rappresenta un terreno di crescita così naturale: le basi si costruiscono su un piano di piena parità, e la sala diventa fin da subito un luogo di integrazione.
La velocità: anticipazione prima che potenza
È con la pubertà che emergono, in media, le differenze fisiche di cui parla la fisiologia dello sport: sotto l’effetto degli ormoni, gli uomini adulti tendono a sviluppare maggiore forza, potenza e velocità assoluta rispetto alle donne. Si tratta di differenze reali, ma è fondamentale leggerle per ciò che sono: valori medi, non destini individuali, e soprattutto qualità che nella scherma pesano molto meno che in altri sport.
La ragione è semplice e profonda: nella scherma una stoccata non richiede quasi alcuna forza, ma solo tempismo e capacità di gestire la distanza. La velocità che conta davvero in pedana non è quella muscolare pura, ma quella di percezione e di decisione, la capacità di leggere in anticipo l’intenzione dell’avversario e di scegliere la risposta corretta in una frazione di secondo. È un tipo di prontezza che si costruisce con l’allenamento, uguale per entrambi i sessi, e che abbiamo approfondito parlando di come migliorare riflessi e velocità. Non a caso, le ricerche condotte su schermidori e schermitrici di livello non agonistico non rilevano differenze nette nelle principali capacità fisiche: a parità di allenamento, il profilo atletico tende a somigliarsi. La forza, insomma, cede il passo all’intelligenza del gesto.
Il movimento: stessi fondamentali, stili diversi
Il footwork, il lavoro dei piedi, è universalmente considerato il cuore dell’allenamento schermistico, e anche qui i fondamentali insegnati sono identici per maschi e femmine. Spostarsi mantenendo l’equilibrio e il controllo della distanza è un’abilità che si costruisce allo stesso modo in tutti, attraverso la ripetizione paziente.
Ciò che la pratica e l’osservazione mostrano, però, è che possono emergere preferenze di stile diverse: alcune analisi sul movimento ad alto livello, per esempio, hanno rilevato che le atlete tendono a prediligere un gioco di gambe più “rimbalzante” e basato sulla gestione della distanza, mentre gli atleti ricorrono più spesso a un passo più lineare, e che le donne adottano talvolta un approccio tattico più “manovrato”. Sono tendenze, non regole, e la conclusione che se ne trae è illuminante: l’allenamento del movimento va individualizzato, adattato cioè allo stile e alle caratteristiche del singolo atleta, non al suo sesso. Ogni arma, del resto, ha la propria logica di spostamento, come raccontiamo nella guida alle differenze tra fioretto, sciabola e spada.
L’autorevolezza in pedana: imporre il proprio gioco
C’è infine una qualità più sottile, che non si misura in centimetri o in millisecondi ma che fa enormemente la differenza: l’autorevolezza in pedana, ovvero la capacità di imporre il proprio ritmo, di prendere l’iniziativa, di “comandare” l’assalto invece di subirlo. È una dote mentale e tattica insieme, e come tale si allena, in maschi e femmine allo stesso modo.
Il buon maestro la coltiva in ogni allievo, con attenzione al temperamento di ciascuno: c’è chi è naturalmente portato a dominare lo spazio e chi va incoraggiato a osare di più, a occupare la pedana con decisione, a non lasciare l’iniziativa all’avversario. È un lavoro che non ha nulla a che vedere con la forza fisica, ma con la personalità schermistica, e che la scherma femminile ha saputo esprimere ai massimi livelli: basti pensare alle grandi campionesse che hanno dominato le pedane mondiali con autorità assoluta.
Oltre il sesso: allenare la persona nella scherma
Mettendo insieme questi elementi, emerge con chiarezza il principio che guida un allenamento intelligente: esistono differenze fisiche medie tra uomini e donne, soprattutto dopo la pubertà, ed è giusto tenerne conto laddove servono attenzioni specifiche, per esempio nella preparazione atletica e nella prevenzione degli infortuni, che vanno calibrate sulla singola persona. Ma queste differenze, nella scherma, non definiscono né il valore né il percorso di un atleta.
La vera competenza del maestro non sta nell’allenare in modo diverso i maschi e le femmine, ma nell’allenare in modo diverso ogni singolo allievo, tenendo conto della sua età, del suo fisico, del suo carattere e del suo stile. È esattamente l’approccio che il Maestro Paolo Diana e i tecnici della nostra scuola mettono al centro del proprio lavoro: un metodo che parte dalla persona, non dalla categoria, e che proprio per questo sa valorizzare ciascuno al meglio delle sue possibilità.
La scherma, in fondo, insegna che le differenze non sono barriere, ma sfumature da conoscere e valorizzare. Maschi e femmine condividono le stesse fondamenta, lo stesso spazio e la stessa dignità, e crescono fianco a fianco imparando gli uni dagli altri. È una delle ragioni per cui questo sport resta un modello di parità reale, vissuta ogni giorno in sala molto prima che proclamata.
È con questa convinzione che, nelle nostre sale di Gorizia e Trieste, accogliamo allieve e allievi senza distinzioni, offrendo a ciascuno un percorso costruito sulle sue caratteristiche. Per scoprire di persona cosa significhi allenarsi in un ambiente così, il modo migliore resta sempre lo stesso: varcare la soglia della sala e provare, con una prima lezione gratuita, l’emozione di impugnare un’arma alla pari di chiunque altro.




