C’è un istante, durante un assalto, in cui tutto sembra perduto. L’attacco dell’avversario arriva deciso, la punta minaccia il bersaglio e il tempo si comprime. È in quell’istante brevissimo, quasi impercettibile, che la scherma rivela la propria essenza più profonda: non nella stoccata che parte, ma nel gesto che la intercetta, la devia e la trasforma in opportunità. La parata, seguita dalla risposta, è il momento in cui la difesa smette di essere subita e diventa azione, ribaltando il rapporto di forza tra chi attacca e chi difende, con una logica che attraversa tutte e tre le armi e che costituisce il fondamento tecnico più antico e più attuale della scherma.
Inseguire la parata non significa semplicemente imparare a bloccare una lama. Significa entrare nel cuore della frase schermistica, quel dialogo fatto di azioni e reazioni che il Regolamento Tecnico FIE definisce con precisione e che ogni schermidore deve saper leggere e costruire con consapevolezza.
La parata nel linguaggio della scherma
Il Regolamento Tecnico della Federazione Internazionale di Scherma (FIE, aggiornamento marzo 2023) definisce la parata come l’azione difensiva eseguita con l’arma allo scopo di impedire a un’azione offensiva di giungere a bersaglio (art. t.9). Una definizione essenziale, che racchiude però un concetto di enorme portata tecnica: la parata non è un movimento casuale, bensì un gesto intenzionale, calibrato sulla traiettoria dell’attacco e finalizzato a creare le condizioni per la risposta.
Lo stesso regolamento classifica le parate in due categorie: le parate semplici (o dirette), eseguite nella stessa linea dell’attacco, e le parate circolari (o di contro), eseguite portando la lama sulla linea opposta attraverso un movimento rotatorio. La scelta tra l’una e l’altra dipende dalla lettura dell’intenzione avversaria, dalla velocità dell’attacco e dalla posizione relativa delle lame, e rappresenta una delle decisioni tattiche più delicate che lo schermidore compie durante l’assalto.
La risposta: quando la difesa diventa attacco
Se la parata è il gesto che arresta l’offensiva, la risposta è l’azione che la completa. Il Regolamento FIE la definisce come l’azione offensiva dello schermitore che ha parato l’attacco (art. t.9), distinguendone due forme: la risposta immediata, eseguita senza esitazione, e la risposta a tempo perso, che interviene con un ritardo più o meno marcato.
Questa distinzione ha un peso regolamentare decisivo nelle armi convenzionali: nel fioretto e nella sciabola, infatti, la parata conferisce il diritto di risposta: una risposta semplice, diretta o indiretta, annulla qualsiasi azione successiva dell’attaccante a condizione che venga eseguita immediatamente, senza indecisione né pause. Chi para e risponde con prontezza, conquista la priorità nella frase schermistica, e l’arbitro è tenuto ad assegnare il punto a chi ha dimostrato questa sequenza logica di difesa e controffensiva. La frase può poi prolungarsi ulteriormente attraverso la contro-risposta, l’azione offensiva di chi para la risposta avversaria, aggiungendo complessità alla lettura dell’assalto.

La parata nel fioretto
Nel fioretto, la parata assume un ruolo centrale nella struttura della convenzione. L’intero sistema di priorità si fonda sulla sequenza attacco–parata–risposta, e la capacità di parare con precisione e tempismo è ciò che distingue uno schermidore maturo da un atleta che si affida esclusivamente all’iniziativa offensiva.
Come abbiamo approfondito nell’articolo dedicato alle differenze tra le tre armi, il fioretto educa all’ordine e alla costruzione ragionata dell’azione. La parata ne è allora il punto cardine: richiede una lettura anticipata della traiettoria dell’attacco, un controllo fine della mano e una coordinazione perfetta con la partenza della risposta. Nel fioretto moderno, dove la gestione della distanza è diventata determinante e, come abbiamo analizzato nella guida alla distanza nel fioretto, la parata non è più un gesto statico, ma un’azione dinamica che si integra con lo spostamento del corpo e la variazione della misura.
Le parate classiche (di quarta, di terza, di seconda e di prima o mezzo cerchio) corrispondono alle diverse linee del bersaglio e ciascuna sviluppa nell’atleta una sensibilità specifica nel sentire il ferro avversario e nel orientare la risposta verso il bersaglio scoperto dopo l’azione difensiva.
La parata nella sciabola
La sciabola trasforma la parata in un gesto di natura profondamente diversa. Il bersaglio più ampio (tutto il corpo al di sopra della cintura) e la possibilità di colpire di taglio e controtaglio rendono le traiettorie d’attacco più numerose e meno prevedibili. La parata in sciabola deve, quindi, essere più ampia, più reattiva e spesso più istintiva, capace di coprire superfici maggiori e di intercettare attacchi che arrivano da angolazioni diverse.
Il ritmo della sciabola è esplosivo e frammentato: le azioni si sviluppano in frazioni di secondo, e la parata diventa il primo atto di un contrattacco immediato, dove la risposta segue la deviazione della lama con una fluidità quasi istantanea. Le parate di terza e di quarta, che proteggono rispettivamente il fianco destro e il petto, e la parata di quinta, che difende la testa, costituiscono il repertorio essenziale dello sciabolatore, ma è nella rapidità di transizione dalla difesa all’attacco che si gioca la vera efficacia del gesto.
La parata nella spada
Nella spada, l’assenza di convenzione modifica radicalmente il significato tattico della parata. Non esiste un diritto di risposta formale: chi tocca per primo conquista il punto, e se entrambi gli schermidori si colpiscono entro i 40 millisecondi registrati dall’apparecchio elettronico segna stoccate, il punto viene assegnato a entrambi. Questo quadro regolamentare rende la parata una scelta strategica più ponderata, perché parare significa rinunciare temporaneamente all’azione offensiva e affidarsi alla certezza di trovare il ferro avversario.
Lo spadista che para deve essere sicuro della propria lettura: un errore di valutazione non comporta soltanto la perdita della priorità come nel fioretto, ma espone immediatamente al colpo senza alcuna protezione regolamentare. Per questo la parata nella spada tende a essere più contenuta e spesso accompagnata da un movimento di sottrazione della distanza, che consente di difendersi e valutare la risposta con un margine di sicurezza maggiore.
È nella spada che il concetto di parata di contrazione trova la sua espressione più interessante: una difesa che non devia la lama con ampiezza, ma la controlla chiudendo la linea con un movimento minimo, sfruttando la sensibilità del ferro e la geometria delle linee per neutralizzare l’offensiva con il minor dispendio di tempo possibile.
Oltre la tecnica: la parata come mentalità
Esiste una dimensione della parata che va oltre il gesto tecnico e che riguarda la formazione mentale dello schermidore. Imparare a parare significa imparare ad accettare l’attacco dell’avversario senza fuggirlo, a restare lucidi sotto pressione, a trasformare un momento di apparente svantaggio in un’opportunità costruita con intelligenza. È un processo che sviluppa qualità profonde (autocontrollo, pazienza e capacità di lettura) e che si riflette ben oltre la pedana.
Nella nostra esperienza di insegnamento in Fratelli d’Armi, il lavoro sulle parate rappresenta uno dei momenti più significativi del percorso formativo. È nella lezione individuale con il maestro, nel ripetere la sequenza parata-risposta fino a renderla naturale e istintiva, che lo schermidore costruisce quel patrimonio di sensibilità e sicurezza tecnica che gli permetterà di affrontare l’assalto con consapevolezza. Crediamo che un atleta che sa difendersi sia un atleta più completo: non perché rinuncia all’attacco, ma perché possiede gli strumenti per scegliere quando attaccare, quando attendere e quando trasformare la difesa in iniziativa.




